INVESTIRE O NON INVESTIRE NEL GARDEN CENTER ?
Titolo provocatorio quello proposto al convegno organizzato da Green House Italia con la collaborazione di Padova Fiere, Ismea e Malcom Scott Consultants , che si è tenuto sabato 21 febbraio a Padova, in occasione del Flormart – Miflor Primavera 2004.
Provocatorio perché voleva essere uno stimolo a pensare concretamente al Garden Center:una realtà aziendale autonoma con obbiettivi e strategie precise, in grado di vivere e non di sopravvivere.
Il convegno, ha visto quali relatori la dr.ssa Paola Lauricella in rappresentanza dell' ISMEA con un intervento sul canale Garden Center, l'architetto Simon Kirton della Malcom Scott Consultants inglese, dr. Brioschi Lucio per Green House Italia e moderatore dr. Silvano Frigo, Florcoop, ecco una breve sintesi:
Ha introdotto il convegno con un intervento dove è stato sottolineato che “investire oggi in recessione è il momento migliore per preparare il futuro”.
La sua esperienza con lo studio MALCOM SCOTT nel Regno Unito, negli Stati Uniti, Europa e Giappone, gli ha permesso di riportare due interventi estremamente chiari e precisi, che nulla hanno lasciato al caso. Il primo intervento ci ha presentato lo scenario evolutivo del Garden Center.
“Si, è il momento di investire nel Garden Center perché è proprio quest'ultimo che va incontro alle esigenze mutate di un consumatore”.
Conoscere il proprio cliente, le sue aspettative, i suoi desideri permette di poter realizzare un punto vendita (il Garden Center ndr) che soddisfa meglio e più a fondo tali aspettative, superando così lo scoglio di una GDO/GDS aggressive. In questo però occorre tener presente che il Garden sta evolvendo verso due modelli (format):
• ll piccolo/medio format definito come il Garden Center di prossimità, adatto a quartieri o nuclei urbani consistenti, dove è possibile collocarne più di uno. Le sue caratteristiche? Accogliente, esclusivo super specializzato, senza dimenticare la sua origine e la completezza, ricco di servizi e con un assortimento a misura di clienti.
• Il grande format o format di attrazione, dove le superfici richieste lo collocano immediatamente all'esterno della cintura urbana; è il “centro commerciale dello svago” (leisure centre) legato al verde. Gradi spazi, assortimenti ampi, aspetti ludici massimizzati e soprattutto tanta, tanta accoglienza (non a caso si vanno strutturando Garden Center con ristoranti da 600 posti a sedere – BENT GARDEN), sono alla base del successo e della ragione di tali Garden Center.
La legislazione? Sarebbe ora che il Garden comprendesse che occorre fare un salto di qualità al di fuori di quelli che sono i retaggi mentali del florovivaismo.
Con il secondo intervento SIMON KIRTON ha messo l'accento sulla necessità di “diventare specialisti anche nel modo di pensare e costruire i Garden Center, collaborando con progettisti ed aziende fornitrici al fine di ridurre i tempi morti, dal momento dell'apertura al raggiungimento del punto di pareggio”.
Un Garden enter di 1000 mq coperti in 16 settimane? E' possibile e ce ne è stato presentato proprio il caso reale (catena SQUIRE GARDEN CENTER – Long Ditton – UK). L'accento è stato posto sulla necessità di dialogare a più voci: committente, pubblica amministrazione, progettisti, aziende costruttrici al fine di raggiungere il massimo accordo, che come olio lubrificante faccia scorrere gli ingranaggi sino a render possibile l'apertura del Garden nel minor tempo possibile.
Il suo intervento ha mostrato quale sviluppo futuro ci potrà essere nel mercato del vivo nel canale Garden Center. La GDO/GDS prenderanno sempre più quote, ricalcando il modello già accaduto in altri paesi europei (Francia, Olanda, Germania e Regno Unito), i Garden Center definiti completi, ovvero con assortimenti equilibrati e coerenti con la proposta complessiva hanno migliori opportunità di reggere annate sfavorevoli (vedi 2003) rispetto a strutture Garden simili con assortimenti squilibrati e spostati in maniera esagerata verso il vivo; i primi hanno retto anche il gran caldo, i secondi hanno subito tracolli anche pesanti dal punto di vista finanziario.
Ne risulta uno scenario in sintonia con l'intervento di KIRTON: “o il Garden si ripensa, crede ed investe in quella direzione oppure non sarà facile per le attività miste e non ben congegnate sopravvivere a questo scenario”.
GREEN HOUSE ITALIA –BRIOSCHI Dr. LUCIO
Gli interventi sono serviti da collegamento tra i diversi momenti del convegno, l'accento è stato fermato sul fatto che “occorre una diversa consapevolezza per realizzare un Garden Center oggi”; non rinneghiamo l'origine ma diamole un taglio diverso; se Garden deve essere che Garden sia, ma con i giusti requisiti e non più per improvvisazione.
Gli interventi dell'auditorio hanno riguardato soprattutto il problema legislativo e i vincoli che sussistono oggi in Italia e anche sul fatto che è impensabile per le attuali strutture (ditte produttrici, ecc.) pensare di aprire un Garden anche in soli 2 anni.
Concordi nel vedere lo scenario in mutamento, ma restii ad approcciarlo con la giusta visione.
Un convegno che ha dato soddisfazione ai presenti, perché realizzato con taglio pratico ed esaustivo nonostante il breve tempo.
Al termine il dr. Frigo ha presentato lo sforzo editoriale, primo in Italia, della pubblicazione del primo libro della collana IL GARDEN CENTER edito da GHI EDIZIONI – Divisione editoriale di GREEN HOUSE ITALIA Srl e offerto agli operatori del settore come spunto di riflessione e lavoro.
Verrà organizzato, nel giugno prossimo, un incontro ristretto, riservato a pochi imprenditori rappresentanti i pionieri del moderno Garden Center, per approfondire le tematiche del convegno.